Vincenzo Gambaro – 21 Capricci

L’argomento di oggi ha carattere tecnico – riflessivo, e riguarda il dilemma sul quale spesso un insegnante di strumento si ritrova a pensare: tecnica fine a sè stessa, tecnica sul repertorio, tecnica nel repertorio o tecnica di repertorio?

Credo sia difficilissimo rispondere a questa domanda, ma forse la risposta sta nell’evitarla, e nel considerare ogni allievo un unicum: nella pratica, scegliere delle strategie sulla base di ciò su cui vogliamo concentrarci maggiormente al fine di raggiungere un determinato obiettivo.

Quando si studia uno strumento è importante rimanere concentrati sul ricordarsi il fine: certamente la tecnica è importante, ma è altresì importante, come sosteneva il compositore ungherese Zoltan Kodàly, affidarsi ad un repertorio di qualità, anche al fine della tecnica.

Animata da queste premesse ho preso in esame un libro di capricci molto famoso tra i libri di didattica strumentale, ovvero i celeberrimi 21 capricci di Vincenzo Gambaro nella revisione per l’edizione Ricordi di Alamiro Giampieri.

Piccola parentesi: per chi non sapesse chi è Alamiro Giampieri: stiamo parlando di uno dei più grandi didatti della storia del clarinetto, nato in Toscana nel 1893, allievo del maestro Nocentini presso il conservatorio di Firenze, editore, revisore, professore di strumentazione per banda presso il Conservatorio di Milano, autore di un Metodo per clarinetto usatissimo soprattutto nel secolo scorso e ancora molto apprezzato, direttore di banda, del quale un critico dell’epoca scriveva “come didatta, teorico, tecnico e innovatore del suo strumento ha dimostrato un intelletto vivo ed una non comune perspicacia”. Fu anche primo clarinetto presso il Teatro Carlo Felice di Genova.

Ma tornando al nostro Vincenzo Gambaro: nel libro “Il clarinetto: Pedagogia, metodologia e didattica” di Gianluca Campagnolo (https://books.google.it/books?id=CdG-DQAAQBAJ&pg=PA32&dq=gambaro+vincenzo+clarinetto&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjjt6yu4qbpAhUb6aYKHVpBDxcQ6AEILzAB#v=onepage&q=gambaro%20vincenzo%20clarinetto&f=false) viene descritto così: “clarinettista dal modo nobile ed espressivo di suonare“, “virtuoso“, anche grazie al fatto dell’aver a disposizione un clarinetto a 13 chiavi, un anticipatore di Cavallini e di Bassi.

Tutto ciò per dire: prendiamo in considerazione questi 21 capricci: ognuno di questi ha un chiaro obiettivo tecnico, ma anche uno o più obiettivi espressivi, un chiaro senso armonico, e sinceramente mi stupisco che nessuno abbia ancora pensato di comporre degli accompagnamenti al pianoforte di, non dico tutti, ma almeno alcuni di questi capolavori!

Questi capricci non esplorano molte tonalità, si rimane entro le 3 alterazioni, ma esplorano invece il registro sovracuto. Trovo, dalla mia esperienza, che lo studio di questi capricci favorisca quel “salto di qualità” di cui spesso un allievo necessita per poi iniziare a buttarsi nella scoperta del grande repertorio per clarinetto: Gambaro ci anticipa molti fraseggi e molti passaggi tecnici, senza mai venire meno alla bellezza: anzi, ci spinge a riflettere, e da esso possiamo prendere spunto per sfatare dubbi, spiegare cadenze, bassi, modulazioni, studiare la tecnica della mano sinistra, approfondire posizioni di ripiego, e tantissimi altri argomenti: ecco il senso di questa riflessione: trovo che Gambaro abbia, tra i primi, dato fiducia musicale ai giovani, chiedendo loro di suonare oltre le note, di ricercare un senso più profondo, di trasformare l’esercizio in musica.

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