Il diario dei compiti: un valido alleato o una sterile to-do-list?

Spesso un insegnante si ritrova a riflettere, non solo sul proprio approccio pedagogico, ma anche e soprattutto sulle risposte che arrivano dagli allievi, i cosiddetti “feedback”.

Una delle riflessioni che mi ha tormentata in questo periodo è l’importanza del cosiddetto “Quaderno” o “Diario” dei compiti, che per esempio io non ho mai avuto per quanto riguarda la mia formazione musicale, nè quando studiavo ai corsi delle bande, nè tanto meno in conservatorio: i miei insegnanti semplicemente mi segnavano gli esercizi da fare con una “X” con a fianco la data i compiti per la prossima lezione, e tutto il resto veniva dato per scontato: come doveva avvenire lo studio, con quante ripetizioni (alias: una sorta di “quanto basta” delle ricette culinarie): insomma, niente diario, niente di scritto: forse, di tanto in tanto, qualche indicazione metronomica, ma molto raramente.

Ora, da insegnante, mi rendo conto di quanto sia importante avere una traccia scritta, al termine della lezione, da lasciare ai propri studenti, soprattutto per i più piccoli (in particolare nella fascia d’età dai 5 ai 10 anni): è necessario specificare che un dato passaggio deve essere ripetuto più volte, nell’ordine per esempio della decina, e che un tal legato deve essere studiato con diversi intervalli, e che, ancora, il tal staccato verrà solo se prima noi faremo un bel lavoro specifico sull’aria, in modo da mandare direzione e potenza per far sì che la lingua sia solo la ciliegina sulla torta che definisce lo staccato, e non lo crea…

Ma allora, a cosa serve questo quaderno? E perchè così spesso non viene usato? Ma soprattutto, è l’insegnante che lo compila o è un blocco prendi appunti per gli studenti?

Ho cercato di rispondermi, immaginandolo come una sorta di “libro personale” scritto e personalizzato ad hoc per lo studente: il SUO metodo, scritto assieme a me: vedo così tanti bambini che, al termine della lezione, non ricordano nemmeno cosa abbiamo fatto 5 minuti fa: ma quando scriviamo nel quaderno (anche qui, dipende: se il bambino ha meno di 7 anni preferisco scrivere io, perchè altrimenti si corre il temibile rischio di trasformare la lezione di clarinetto nella lezione di italiano) allora ecco che magicamente esce una cosa pazzesca: “Angelica, ma quante cose abbiamo fatto oggi?“; un ordine mentale, un punto della situazione, ma anche un dare importanza a ciò che è stato fatto: TU, allievo, sei importante, e anche ciò che facciamo lo è: perciò lo mettiamo per iscritto, comprese le tue idee, le tue difficoltà e anche le cose che ti vengono meglio!

Dopo diversi anni di uso continuativo del diario/quaderno dei compiti posso dire di avere dei feedback unanimi: il quaderno serve, anzi, è molto importante: e se non ha l’aspetto del classico quaderno poco importa: può essere anche una busta di plastica piena di post-it con i compiti dati di lezione in lezione, non importa: quindi, torniamo a far scrivere i ragazzi, a farli riflettere su ciò che è stato appreso, e soprattutto a lasciare una traccia scritta di tutti gli obiettivi raggiunti nel corso dell’anno scolastico!

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