Quarantena|Mindfulness

In questi giorni in cui tirava aria pasquale non è stato facile tirare un sospiro di sollievo – differenziare, almeno nella nostra mente, il rimanere a casa per costrizione e il farlo per scelta “riposante”: in questa quotidianità insolita e poco naturale che ci caratterizza da, ormai, più di un anno, è faticoso anche capire in che stato d’animo ci troviamo.

Mi sento molto fortunata ad avere l’opportunità di abitare in campagna, ciò mi consente di avere del verde gratuito e sempre fruibile, sentirne i suoni e apprezzarne gli odori primaverili.

Ho trovato che campagna, pomeriggi soleggiati e qualche ora libera stiano proprio bene accostate alla lettura di un autore che si è interrogato molto sul senso delle cose, che si è largamente adoperato nell’introspezione dei sentimenti, sulla gestione delle emozioni e sulla capacità degli uomini di percepire le cose, indipendenti dalle epoche storiche, che spesso vengono interpretate erroneamente: Lev Tolstoj.

Non mi ero mai avvicinata a lui prima del covid, o meglio, a scuola ho studiato quello che c’era da sapere, ho poi dimenticato il tutto, non mi sono neanche mai spinta a terminare Guerra e Pace, e Anna Karenina non l’ho manco mai iniziato.

Però questo libretto dal titolo insolito, “Felicità familiare“, mi ha da subito reindirizzata inconsciamente a uno dei miei libri preferiti, uno di quelli che mi ha fatta cambiare idea su molte idee, del mio autore preferito dell’adoloscenza – Johann Wolfgang GoetheLe affinità elettive“. Non ho idea del perché io, leggendo il titolo di uno, mi indirizzassi all’altro, fatto sta che ho deciso, impulsivamente, di comperare questo libro e di immergermi nella sua lettura quando fossi stata in uno stato d’animo che richiedesse della calma interiore.

Mi sono molto stupita quando ho realizzato di avere, nel giardino di casa, davvero diverse affinità con il paesaggio descritto da Tolstoj in cui vive Masa, e mi sono molto stranita nel rendermi conto che la protagonista (almeno, per me la protagonista è lei) ragionasse in maniera così distante dai miei pensieri, ho quasi provato fastidio per la sua ingenuità e per la sua ignoranza di “come gira il mondo”. Tutto ciò è assurdo naturalmente, è totalmente impossibile paragonare le situazioni di due epoche storico-geografiche così diverse….ma i sentimenti, quelli sono universali! Forse è per una “troppa conoscenza” del mondo che siamo diventati tendenzialmente così schivi e pregiudizievoli, a differenza di Masa che, con la semplicità di un cucciolo, si affida a Sergej senza valutare nessun altro? Senza nemmeno chiedersi se avesse altre opzioni? O, al contrario, è chi prova ancora sentimenti ingenui ad essere in pericolo in quanto non pronto alla delusione che arriverà a breve? Oppure ancora, si tratta semplicemente di lasciare che gli eventi accadano, prendendo scelte in base al nostro impulso del momento, senza interrogarsi troppo? O, infine, per essere davvero in pace, la cosa migliore sarebbe quella di astenersi dall’eccessivo coinvolgimento sociale per dedicarsi più pienamente al proprio spirito? Ma, in questo caso, non è forse un sentimento egoista? O è più egoista chi aiuta il prossimo per poi sentirsi orgoglioso nel ricevere ricompense e lodi?

In tutto ciò, dopo un iniziale mal di testa, ho provato una grande gratitudine per ciò che al giorno d’oggi abbiamo la possibilità di fare e di essere, che paragonato alle gabbie patriarcali del passato è un paradiso, e allo stesso tempo ho realizzato ancora una volta quanto sia facile lasciarsi prendere il panico da sentimenti errati, che scaturiscono da una mancanza di consapevolezza, che nascono da nostri pregiudizi, come ombre cinesi che vengono proiettate dalla nostra distorta memoria e che altro non sono che nostre paure o speranze che abbiamo provato in passato.

Tutto ciò mi ha riportata a riflettere ancora una volta su quanto siamo noi, con la nostra volontà e il nostro cervello, con la nostra capacità di ascoltare dentro e fuori, con i nostri sentimenti, con le nostre intenzioni, e rendere la realtà che viviamo un po’ meglio o un po’ peggio: e mi sono resa conto che, per fare un paragone, ogni tanto per ragionare meglio e sentirsi con il cuore più leggero è necessario fare spazio, riordinare, tagliare l’inutile o peggio il dannoso, ristrutturare, sistemare, aggiustare: tutte azioni che partono però da un comune denominatore, ovvero la presa di coscienza. Senza la presa di coscienza come possiamo noi capire quello che ci danneggia, che ci ferisce, e quello che invece ci fa bene, ci nutre, ci gratifica?

Con Tolstoj, con Goethe, con le giornate di sole, con il virus, rimettiamoci a meditare, a svuotarci la mente, a fare spazio, a respirare più profondamente, a rallentare, che non significa fare meno cose, significa farle con il qui e ora.

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